Accanto al salone dei Mesi, si trova la "Sala delle Virtù" più nota con l’indicazione ottocentesca di "Sala degli Stucchi", che ha un carattere molto diverso ma complementare a quella dei Mesi in un ideale percorso di esaltazione della casata estense. Mentre negli affreschi la celebrazione del Duca è esibita in modo aperto con una straordinaria vena narrativa, che scandisce tutto il tempo dell’anno, nella "Sala degli Stucchi" è riproposta in modo criptico e simbolico. Un magnifico soffitto a lacunari di impianto classico include nella ricca decorazione a stucchi dorati gli emblemi e le imprese di Borso. Sulle pareti corre una fascia suddivisa in riquadri con festoni, ghirlande e putti, che sorreggono le insegne estensi con l’aquila bianca e quattro imprese del duca: l’Unicorno, simbolo di purezza, il Paraduro, che ricorda le bonifiche di Borso, il Battesimo, simbolo di prudenza, il Fuoco, simbolo di carità e amore. Fra i riquadri sono inserite le Virtù teologali e cardinali: figure femminili ad alto rilievo, sedute su seggi, che reggono nelle mani i loro attributi.
Fra queste manca la Giustizia, che doveva avere un ruolo autonomo, con una collocazione di maggiore evidenza, in quanto è consuetudine attribuire a Borso l’aspirazione di incarnare la Giustizia. La decorazione è oggi interrotta da una cornice dorata, collocata sulle pareti alla metà del secolo scorso, in modo da delimitare una fascia, mentre in origine l’apparato a stucco dipinto doveva arrivare fino al pavimento.
Per realizzare questa monumentale impresa fu incaricato nel 1467 Domenico di Paris, coadiuvato dal doratore Buongiovanni da Geminiano.
Il restauro del soffitto ligneo e del fregio della "Sala degli Stucchi", ha rappresentato un avvenimento particolarmente importante per la città di Ferrara, che dopo circa vent’anni può finalmente ammirare un’opera di grande prestigio artistico. La lunga assenza dell’apparato decorativo, smontato agli inizi degli anni Settanta e sottoposto a delicate e minuziose operazioni di restauro nel laboratorio fiorentino di Andrea Fedeli, è stata determinata da un lato dalla complessità delle operazioni di recupero che hanno richiesto tempi particolarmente lunghi e dall’altro dalle interruzioni purtroppo determinate da una discontinuità nell’erogazione dei contributi finanziari.