Se l’origine di Schifanoia risale alla fine del Trecento, quando Alberto V d’Este ne promuove la costruire al di fuori dal tessuto urbano, non v’è dubbio che l’immagine del Palazzo si lega intimamente alla figura di Borso d’Este.
Nel 1469 Borso d’Este convoca nel Salone di Palazzo Schifanoia i maestri dell’Officina ferrarese. Il fine ultimo è quello di realizzare in pochissimo tempo una scintillante traduzione delle aspirazioni personali e politiche del marchese di casa d’Este che si avvia a diventare primo Duca di Ferrara.

Il complesso programma iconografico fu elaborato da Pellegrino Prisciano, astrologo e bibliotecario di corte, fondendo i Trionfi di Petrarca con la tradizione mitologica latina e l’astrologia araba. Ciascun mese dell’anno presentava sulla sommità il Trionfo della divinità protettrice del mese raffigurato, nella fascia mediana il segno zodiacale con i rispettivi decani e in quella terrena l’apoteosi e le virtù ducali di Borso, qui raffigurato per ben tre volte in ogni mese. Nelle altre porzioni del Salone era invece rappresentata, come si intravede ancora oggi nelle pareti sud e nord, la Ferrara dell’epoca. Tali rappresentazioni si legano forse alla commemorazione della nomina di Borso a duca di Modena e Reggio (1452).

L’ideatore artistico del ciclo è stato a lungo identificato in Cosmè Tura. In realtà, questa è una notizia destituita di qualsiasi fondamento e le poche certezze relative all’autografia delle decorazioni si riferiscono alla parete est, dove fu attivo Francesco del Cossa, come prova una lettera che egli steso indirizzò a Borso nel marzo del 1470. Nelle decorazioni superstiti della parte nord sono attivi diversi maestri, identificati dalla critica con Ercole de’ Roberti nel mese di Settembre e con Gherardo da Vicenza in quello di Agosto. Un’altra particolarità del ciclo di Schifanoia è la diversa realizzazione tecnica, ad affresco quelle delle pareti nord-est, a secco quelle delle pareti sud-ovest.