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Biografia di Giammaria Riminaldi


 

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Museo Riminaldi
 

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Biografia di Giammaria Riminaldi
Elena Bonatti

A. Von Maron, Ritratto di G.M. Riminaldi Le scelte e gli interessi che determinarono i fatti e gli eventi della vita di Giammaria Riminaldi (Ferrara 1718 – Perugia 1789) maturarono precocemente negli anni formativi, dediti agli studi che ben presto si indirizzarono alla materia giuridica, assecondando con consapevolezza e determinazione morale una importante tradizione familiare.

A quattordici anni, nel 1732 e fino al 1738, studiò a Modena nel Collegio San Carlo. L’educazione di diritto canonico e civile proseguì a Ferrara con i maestri D. Borsetti e I. Graziadei dello Studio, e a Roma fino al 1742. Intraprese allora la carriera ecclesiastica; nel 1746, già prelato domestico nella corte pontificia, venne iscritto tra gli ecclesiastici Referendari di Benedetto XIV. Nel 1748 fu nominato Uditore Generale del Camerlengato della Chiesa; come Primicerio e Visitatore Apostolico gli venne affidata la cura dell’arciconfraternita di San Rocco; dal 1759 fu Uditore del Tribunale della Sacra Rota, per nomina di papa Clemente XIII.

Incisione dal dipinto di A. Von Maron Roma, la storia, l’arte, la vita sociale e culturale di quegli anni fervidi di rinnovamento, divennero il contesto entro cui crebbe la sua volitiva personalità: l’esercizio quotidiano della legge non gli impedì di coltivare interessi per arte, storia e architettura, mutuati dal cardinale Silvio Valenti Gonzaga e condivisi dal suo colto segretario, il ferrarese Giuseppe Carli. Presero consistenza ambiziosi programmi che sposavano l’impegno civile e professionale al culto per le belle arti, con pari risonanza tra Ferrara e Roma. Precoci testimonianze della solidità dei suoi disegni e mire sono tuttora ravvisabili nel documentato impegno profuso a favore dell’acquisizione della Biblioteca Costabili e nella decennale preparazione della Riforma dello Studio ferrarese, condotta in sintonia con Giannandrea Barotti; a Ferrara si indirizzarono i primi significativi doni: per la Cattedrale la serie in terracotta policroma degli Apostoli con il Redentore, per il Museo di antiquaria il repertorio di marmi composto nella litoteca; a Roma disciplinò nei contenuti e nella struttura l’Accademia di San Luca ed edificò l’ospedale di San Rocco; nel 1760 fu dato alle stampe a sua cura un repertorio sulle prerogative del Camerlengo di Sacra Rota.

Nel 1771 con Moto Proprio di Benedetto XIV venne sancita la Costituzione per la riforma dello Studio di Ferrara: nell’ambito del nuovo Collegio dei Riformatori Riminaldi orchestrerà da Roma tutta la vita politica e culturale dell’Università, con una attenzione costante per quattro fondamentali realizzazioni: la riorganizzazione delle Scuole che, a cura di A. Foschini e G. Ghedini, dal 17 settembre 1773 sostituirono una obsoleta Accademia del Disegno; la riqualificazione del palazzo dello Studio (Palazzo Paradiso) di cui lo scenografico scalone ultimato nel 1780 ne costituisce il fulcro; l’incremento del patrimonio della Biblioteca con raccolte ed edizioni inviate tra 1780 e 1783; la rifondazione del Museo con l’allestimento di nuovi ambienti e la disposizione di dipinti, mosaici, marmi e bronzi scelti e donati dal 1763 al 1789.

Particolare della cappella Riminaldi in San Francesco Per tutto ciò la personalità di Giammaria Riminaldi si colloca tra i massimi interpreti del fervore antiquario e artistico del suo tempo. Nel 1777 Pio VI riconfermò Riminaldi Presidente del Collegio dei Riformatori e lo nominò Delegato Apostolico; nel 1785 lo elevò al soglio cardinalizio. I ritratti di quegli anni riflettono la sua fiera figura di porporato insistendo sul raggiunto traguardo e, come nella celebre tela del Van Maron, sulle tappe perseguite per il bene pubblico a ricordo di una esistenza che si spense a Perugia il 12 ottobre 1789. Le esequie con l’orazione di Ignazio Zecchini dello Studio di Ferrara furono celebrate nella chiesa di San Francesco in cui si trova la cappella di famiglia.
 
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