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La valigia nascosta


 

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Museo del Risorgimento e della Resistenza
 

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La valigia nascosta
Mostra al Museo del Risorgimento e della Resistenza

“La valigia nascosta”
Istantanee dai Balcani e quaderno del campo del Sottotenente Arnaldo Pozza internato militare a Sandbostel Stalag XB (1941-1945)


Sala Mostre Museo Risorgimento e della Resistenza
Corso Ercole I° D’Este, 19 – Ferrara
dal 25 gennaio al 2 marzo 2014
visitabile da martedì a domenica dalle 9.30 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Inaugurazione sabato 25 gennaio 2014 ore 12.00
Presentazione della Mostra e del Catalogo a cura di Roberto Pozza
Intervengono il Vice Prefetto Vicario Dottor Carlo Torlontano e il Vice Sindaco di Ferrara Dottor Massimo Maisto

La mostra raccoglie una parte delle fotografie contenute nel catalogo, a cura del figlio Roberto Pozza, edito dalla casa editrice ferrarese Tresogni, che verrà presentato nella occasione, oltre ad alcune pagine del quaderno compilato durante la prigionia e ad altre foto che ampliano il quadro dell’occupazione italiana di quei paesi. La “valigia nascosta” ed altri cimeli personali completano l’esposizione.

Mostra La valigia nascosta Mostra La valigia nascosta

Note storiche

Arnaldo Pozza, sottotenente del Regio Esercito, fu uno degli 800.000 internati militari italiani nei territori del Terzo Reich.

A 27 anni, dopo l’armistizio, rifiutò di combattere accanto ai nazisti e condivise la sorte di tanti altri soldati italiani, catturati, rastrellati, deportati, trovandosi a transitare attraverso diversi campi di internamento polacchi, per giungere, infine, in quello tedesco di Sandbostel. E’ il figlio Roberto che, dopo la morte del padre, ritrova, fortunosamente una “valigia nascosta”, contenente una miriade di fotografie scattate da Arnaldo durante l’occupazione dei Balcani e un quadernetto, redatto durante la permanenza a Sandbostel, che restituisce frammenti della quotidianità degli internati militari, per i quali, come per i prigionieri russi, i tedeschi decisero di non applicare la Convenzione di Ginevra, considerandoli traditori dell’alleanza tra l’Italia fascista e la Germania nazista, sottoponendoli, così, a condizioni di vita ancora più dure e drammatiche.
 
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